Ganoderma lucidum e benessere orale: cosa dice la ricerca
Il Ganoderma lucidum, conosciuto in Oriente come Reishi, è un fungo medicinale studiato da secoli nella tradizione orientale e sempre più al centro dell'interesse scientifico moderno.
Il Ganoderma lucidum, conosciuto in Oriente come Reishi, è un fungo medicinale studiato da secoli nella tradizione orientale e sempre più al centro dell'interesse scientifico moderno. Negli ultimi anni, oltre ai filoni di ricerca più noti — immunomodulazione, supporto epatico, attività antitumorale in modelli preclinici — è emerso un ambito più ristretto ma interessante: il suo possibile ruolo nella salute del cavo orale, in particolare nei processi infiammatori legati alla parodontite.
È bene premettere subito un punto di metodo, prima di entrare nei dati: la quasi totalità delle evidenze disponibili proviene da studi su modelli animali o da esperimenti in vitro. Non esistono, al momento, trial clinici randomizzati sull'uomo che valutino il Ganoderma come trattamento per le malattie parodontali. Quanto segue va quindi letto come "evidenza preclinica promettente", non come indicazione terapeutica.
La ricerca sull'infiammazione: lo studio di Airlangga
Uno studio pubblicato nel 2024 sul Dental Journal (Majalah Kedokteran Gigi) dell'Università Airlangga, in Indonesia, ha esaminato il comportamento dell'estratto di Ganoderma lucidum in un modello sperimentale di parodontite — una delle più comuni malattie infiammatorie del cavo orale — indotto su ratti Sprague Dawley.
Il disegno dello studio, firmato da Andini, Novrial e Widodo, prevedeva sei gruppi: un controllo sano, un controllo negativo (parodontite non trattata), un controllo positivo trattato con doxiciclina (0,27 mg/kg), e tre gruppi trattati con estratto di Ganoderma a dosi crescenti (5, 10 e 20 mg/kg). I ricercatori hanno poi misurato, su tessuto gengivale prelevato dagli animali, i livelli di due mediatori chiave dell'infiammazione: il fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-α) e la prostaglandina E2 (PGE2).
Il risultato più rilevante: i livelli di TNF-α e PGE2 erano più alti nel gruppo con parodontite non trattata e più bassi nel gruppo di controllo sano, mentre il gruppo trattato con la dose più alta di estratto di Ganoderma (20 mg/kg) non mostrava una differenza statisticamente significativa rispetto al gruppo sano. In altre parole, alla dose più elevata testata, l'estratto sembrava normalizzare i due marcatori infiammatori fino a livelli paragonabili a quelli di un tessuto non infiammato. Gli autori concludono che l'estratto di Ganoderma lucidum è in grado di ridurre i livelli di TNF-α e PGE2 in ratti Sprague Dawley con parodontite.
Perché questi due marcatori sono importanti? TNF-α e PGE2 non sono semplici "spettatori" del processo infiammatorio: secondo la letteratura sulla diagnostica molecolare parodontale, TNF-α si lega ai recettori dei fibroblasti e avvia la sintesi di metalloproteinasi e PGE2, dove le prime mediano la perdita della matrice extracellulare gengivale e del legamento parodontale, mentre la PGE2 conduce alla distruzione ossea. Sono quindi due tappe del meccanismo che porta dalla gengivite alla perdita di tessuto osseo di sostegno del dente — non solo segnali di "rumore" infiammatorio, ma effettori diretti del danno tissutale.
Il razionale biochimico: triterpenoidi e composti fenolici
Prima di tutto cosa sono i triterpeni?
I triterpeni sono i principi attivi più studiati del Ganoderma. Agiscono su specifici recettori cellulari legati alla risposta infiammatoria dell'organismo
Il dato del 2024 non nasce dal nulla: si inserisce in un filone di ricerca più ampio sui triterpenoidi del Ganoderma (i cosiddetti acidi ganoderici) come molecole anti-infiammatorie. Una review sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2025, che ha analizzato 23 studi preclinici su modelli cellulari e animali diversi, ha rilevato che tutti gli studi inclusi riportavano effetti anti-infiammatori significativi tramite riduzione dei marcatori pro-infiammatori TNF-α, IL-1β e IL-6, principalmente attraverso la downregolazione delle vie di segnalazione MAPK e TLR-4/NF-κB. La meta-analisi sui dati in vitro ha confermato riduzioni significative di ossido nitrico, IL-6 e TNF-α.
Il meccanismo è stato descritto più nel dettaglio in uno studio del 2009 su macrofagi murini, secondo cui l'estratto triterpenico di Ganoderma sopprime marcatamente la secrezione di TNF-alfa, IL-6, ossido nitrico e PGE2 da cellule stimolate con lipopolisaccaride, agendo attraverso l'inibizione delle vie di segnalazione NF-kappaB e AP-1. È la stessa famiglia di vie molecolari (NF-κB) implicata nella patogenesi della parodontite, il che rende coerente — sul piano del meccanismo — il dato indonesiano del 2024, anche se "coerente sul piano del meccanismo" non equivale a "dimostrato sull'uomo".
Oltre l'infiammazione: i dati (più deboli) sull'attività antimicrobica
Un secondo filone, più datato e con evidenza più debole, riguarda l'attività diretta del Ganoderma contro i batteri associati alla parodontite. Uno studio pilota indiano del 2015 ha valutato la polvere di spore di Ganoderma contro isolati clinici di Prevotella intermedia, uno dei patogeni del "complesso rosso" coinvolti nella malattia parodontale: alla concentrazione di 16 mcg/ml, il 65% degli organismi testati si è mostrato sensibile e il 35% resistente. Un risultato modesto e parziale — non un'attività antimicrobica forte — su un solo patogeno e con un campione limitato.
Esiste anche un lavoro in vitro su un dentifricio sperimentale contenente Ganoderma (tra altri estratti erboristici ayurvedici) testato contro Porphyromonas gingivalis, il principale patogeno-chiave della parodontite, ma si tratta di una formulazione multi-ingrediente: non permette di isolare il contributo specifico del fungo. Va detto, per contesto, che la letteratura più solida su agenti antibatterici contro P. gingivalis riguarda altre sostanze (clorexidina, octenidina, polihexanide), che restano gli antisettici di riferimento con il maggior numero di conferme cliniche.
Cosa NON possiamo (ancora) dire
Saremo espliciti sui limiti, su Epicuro utilizziamo sempre questo atteggiamento scettico, aiuta a non illudersi inutilmente:
- Nessun trial clinico sull'uomo. Lo studio cardine del 2024 è su ratti, non su pazienti con parodontite. Il passaggio dal modello animale all'efficacia clinica nell'uomo è tutt'altro che garantito, specialmente in odontoiatria dove la componente meccanica (placca, tartaro, igiene) resta determinante quanto quella biochimica.
- Dosaggi e formulazioni non standardizzati. Gli estratti usati negli studi (estratto idroalcolico, polvere di spore, triterpeni isolati) sono molto diversi tra loro e non sono comparabili ai prodotti in vendita come integratori, la cui concentrazione di principi attivi è spesso non dichiarata o non verificata in modo indipendente.
- Nessuna indicazione di sostituzione delle cure odontoiatriche. Anche nello scenario più favorevole, un eventuale ruolo del Ganoderma sarebbe complementare — non sostitutivo — rispetto a igiene orale, scaling/root planing e follow-up odontoiatrico, che restano gli unici interventi con evidenza solida sulla parodontite.
- Conflitti e provenienza degli studi. Buona parte della letteratura su Ganoderma e infiammazione orale proviene da un numero limitato di gruppi di ricerca asiatici, spesso con campioni piccoli; servirebbe replica indipendente su scala più ampia prima di trarre conclusioni operative.
In sintesi
Lo studio di Airlangga (2024) offre un dato preclinico interessante e meccanicisticamente plausibile: l'estratto di Ganoderma, alla dose più alta testata, ha ridotto due marcatori chiave dell'infiammazione parodontale (TNF-α e PGE2) fino a livelli statisticamente non distinguibili da un tessuto sano, in un modello murino. Questo si inserisce in un corpus più ampio di evidenza preclinica sull'attività anti-infiammatoria dei triterpeni del Ganoderma, mediata da vie come NF-κB e MAPK. I dati sull'attività antimicrobica diretta contro i patogeni parodontali sono invece più aneddotici e meno consistenti.
Si tratta, nel complesso, di una pista di ricerca da seguire — non di un'indicazione terapeutica da applicare oggi. Chi soffre di parodontite o gengivite continua ad avere, come unico riferimento basato su evidenza solida, il percorso odontoiatrico classico: igiene professionale, controllo della placca, eventuale terapia antibiotica mirata su prescrizione.
Fonti citate
- Sintesi dello Studio principale
Effect of Ganoderma lucidum extract on tumor necrosis factor-alpha and prostaglandin E2 levels in periodontitis model Sprague Dawley rats Autori: Andini R.F., Novrial D., Widodo H.B. (2024) Rivista: Dental Journal – Università di Airlangga, Vol. 57, n. 3, pp. 195–200 - Periodontal Molecular Diagnostics: State of Knowledge and Future Prospects for Clinical Application
International Journal of Molecular Sciences, 25 Nov 2024, 25(23):12624
https://doi.org/10.3390/ijms252312624 PMID: 39684335 PMCID: PMC11641260 - Studio sulla soppressione dell'infiammazione da triterpeni di Ganoderma lucidum su macrofagi murini (RAW264.7), 2009.
- Anti-Inflammatory Potential of Ganoderma lucidum Triterpenes: A Systematic Review and Meta-Analysis of Preclinical Evidence (2025), PROSPERO CRD42024510982.
- Nayak, R. N., Dixitraj, P. T., Nayak, A., Bhat, K. (2015). Evaluation of anti-microbial activity of spore powder of Ganoderma lucidum on clinical isolates of Prevotella intermedia: A pilot study. Contemp Clin Dent.
Published in Contemporary Clinical Dentistry 2015